Friday, 1 October 2010

Giorni di tempesta...

Oggi non ce l’ho con la Gelmini. Sarebbe troppo facile. O almeno: ormai questa nuova linea meschina di pensiero si è troppo infiltrata tra i banchi delle nostre scuole da rendere biechi esseri anche certi professori che fino a poco tempo fa avresti stimato e con i quali avresti volentieri lavorato.
Oggi è davanti a voi che mi trovo profondamente impotente, triste… tanto che verrebbe la voglia di essere come loro vogliono, entrare a scuola con l’unico scopo di timbrare il cartellino e di fare il minimo indispensabile (e nemmeno quel tanto che basta per tenere insieme un gruppo di ansiosi e tumultuosi liceali).
La più grande colpa di cui forse questa riforma si è macchiata è quella di averci messo l’uno contro l’altro.
Anche la scuola è diventata una società che ti accusa, che insegna ai suoi insegnanti a puntare il dito l’uno contro l’altro, semplicemente perché l’altro rappresenta un quid che va a tuo discapito, che va a ledere il tuo benessere e il benestare di tutti. E soprattutto avviene che il tentativo di realizzare qualcosa qui, nella tua scuola, provoca la reazione immediata del pensiero dominante: “e tu cosa ci perdi?”.
Tu, educatore(?) che pensi ora solo al portafoglio (che da sacrosanto diritto al proprio sostentamento è diventato il vero "principio superiore" del tuo insegnare) con che coraggio ti presenterai domani mattina in classe a spiegare ai tuoi studenti gli alti ideali della letteratura e della filosofia, delle antiche società degli uomini e delle vicessitudini della storia?
Oggi desiderare il bene della scuola è diventato agli occhi di tutti (anche dei migliori docenti) una sorta di ipocrisia.
Ma domani no. Quando mi troverò davanti ai miei ragazzi a rileggere pagine di letteratura e a spiegare il monito di chi aveva il coraggio di dire “A quelle parole io m’infiammava di un sovrumano furore, e sorgeva gridando. Ché non si tenta? Morremo?“ io no, non proverò quel senso di vergogna.

Lord Tennison scrisse; “Venite amici, perché non è mai tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare al di là dell’orizzonte. E se anche non abbiamo l’energia che in tempi lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi, unica eguale tempra di eroici cuori. Indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere.”

Wednesday, 29 September 2010

Dell'educazione disastrosa: Noam Chomsky interviene

L’EDUCAZIONE ALLA LIBERTA’

L’istruzione è, chiaramente, in parte una questione di scuole ed università. ciò è vero sia che il suo fine sia l’educazione alla libertà e alla democrazia, come sosteneva Dewey, sia l’educazione all’obbedienza, alla subordinazione ed alla marginalizzazione, come vogliono le istituzioni dominanti. James Coleman, sociologo dell’università di Chicago, uno dei maggiori studiosi dell’istruzione e degli effetti dell’esperienza sulla vita dei bambini, conclude dopo molti studi che “l’effetto complessivo del contesto famigliare è considerevolmente maggiore dell’effetto totale di tutte le variabili scolastiche nel determinare i risultati degli studenti”. In realtà, circa due volte più forte, conclude. Perciò è importante dare uno sguardo a come le politiche sociali e la cultura dominante stanno plasmando questi fattori, le influenze famigliari e così via.

È un argomento molto interessante. L’indagine è facilitata da uno studio dell’UNICEF pubblicato un anno fa dal titolo: “la negligenza verso i bambini nei paesi ricchi”, scritto da una nota economista americana, Sylvia Ann Hewlett, che studia gli ultimi 15 anni, dai tardi anni 70 ai primi anni 90, nelle nazioni ricche. Non parla dei paesi del terzo mondo ma delle nazioni ricche e trova una divisione netta tra le società angloamericane da un lato, e l’Europa continentale ed il Giappone dall’altro. Il modello angloamericano, affinato dai reaganiani e dalla Thatcher, è stato un disastro per bambini e famiglie, dice. Il modello europeo, in contrasto, ha migliorato le loro condizioni in maniera considerevole, a partire da un livello iniziale già considerevolmente più in alto, nonostante il fatto che le società europee non hanno i vantaggi immensi di quelle angloamericane. Gli USA possiedono una ricchezza e vantaggi senza precedenti, e mentre la Gran Bretagna ha subito un netto declino, in particolare sotto la Thatcher, gode almeno del vantaggio di essere un buon cliente degli USA oltre che uno dei maggior esportatori di petrolio negli anni della Thatcher. Ciò fa apparire il fallimento economico del thatcherismo finanche più drammatico, come hanno mostrato alcuni autentici conservatori britannici, tra cui Lord Ian Gilmour.

Hewlett descrive il disastro angloamericano per i bambini e per le famiglie come “attribuibili” alla preferenza ideologica per i libri mercati. Li propugnava per i poveri ma andò ben oltre il suo predecessore nel domandare ed ottenere un livello altissimo di sussidio pubblico e protezione statale per i ricchi. Comunque si decida di chiamare questa ideologia, è ingiusto macchiare il buon nome del conservatorismo attribuendogli questa forma particolare di statalismo violento, senza legge e reazionario. Chiamatelo come volete, ma non è conservatorismo. Non è il libero mercato.

Comunque Hewlett ha del tutto ragione nell’identificare nel mercato per i poveri, la ragione del disastro per le famiglie ed i loro bambini. E non c’è molto dubbio degli effetti di ciò che Hewlett chiama “lo spirito anti-bambini ed anti-famiglie che scorrazza in queste terre”, nelle terre angloamericane, più drammaticamente negli USA, ma anche in gran Bretagna. Questo modello angloamericano pieno di negligenza, che si basa sulla disciplina di mercato per i poveri, ha privatizzato in gran parte l’allevamento dei figli rendendo allo stesso tempo impossibile per la gran parte della popolazione allevare i propri figli. Questo è stato l’obiettivo combinato e la politica del conservatorismo reaganiano e del suo omologo Thatcheriano. Il risultato è, chiaramente, un disastro per bambini e famiglie.
Noam Chomsky
da "Democrazia e istruzione", conferenza tenuta il 19 ottobre 1994 alla Loyola University di Chicago

Pasolini about don Milani; a Daseyn suggestion

I would like to signal an interesting interview to P.P.Pasolini about our beloved don Milani's school book, "Lettere a una professoressa"(1967), pubblished by our friend of Daseyn blog.
Read it and meditate...


Vorrei segnalare un interessante intervista a P.P.Pasolini a proposito del nostro caro libro della scuola di don Milani, Lettere a una professoressa" (1967), pubblicato dai nostri amici del blog Daseyn.
Leggete e meditate....
http://daseyn.blogspot.com/2010/09/pasolini-su-lettere-una-professoressa.html

Tuesday, 28 September 2010

“If poetry comes not as naturally as leaves to a tree it had better not come at all." notes about poetry (from John Keats)

It’s very easy to understand why John Keats had this imagine of poetry while you are looking to the recent Jane Champion’s movie Bright Star, dedicated to the last years of the poet living at Wentworth Place; there in the spring-summer of 1818 he met Fanny Browne, the girl who inspired him Bright Star poem and many others.

The film not only reveals the evolution of their young love, but traces Brawne's introduction and immersion into Keats's world of poetry, beginning with apathy and ending with passionate involvement.

Though at the time the lovers meet, in 1818, Keats has already established himself in the literary world, his career does not afford him the financial means to marry. Knowing this, Brawne's interaction with Keats is limited, so she injects herself into his life by feigning an interest in poetry.

One of the most intimate early scenes of the relationship takes place over an impromptu poetry lesson, though Keats is suspicious of Brawne. When she asks for an introduction concerning "the craft of poetry," Keats dismisses the notion: "Poetic craft is a carcass, a sham. If poetry doesn't come as naturally as leaves to a tree, then it better not come at all."

As the conversation continues, however, Fanny earns Keats's trust, and he offers a more useful explanation: "A poem needs understanding through the senses. The point of diving in a lake is not immediately to swim to the shore; it's to be in the lake, to luxuriate in the sensation of water. You do not work the lake out. It is an experience beyond thought. Poetry soothes and emboldens the soul to accept mystery."

From that point on, Fanny develops an obsession with poetry—mostly Keats's own poems—and occasionally recites favorite verses from memory. It is through Brawne that much of the poetry of the film reveals itself, either from her memory, or read to her by Keats.

Poems excerpted in the film include the book-length sequence Endymion, "When I Have Fears that I May Cease to Be," "The Eve of St. Agnes”, "Ode to a Nightingale," "La Belle Dame Sans Merci," and the title poem, "Bright Star," which has probably written for Brawne as Keats's muse.




“Se la poesia non arriva naturalmente come le foglie su un albero è meglio che non nasca nemmeno”
Appunti di poesia (da John Keats)

E’ molto facile comprendere perché John Keats ebbe questa immagine della poesia, guardando al recente film di Jane Ch’ampio, Bright Star, dedicato agli ultimi anni della vita del poeta a wentworth; qui, nell’estate del 1818 incontrò Fanny Browne, che è diventata la Bright Star che ha ispirato al poeta il sublime.

Il film non rivle asolo l’evoluzione del loro giovane amore, ma traccia un’introduzione e una immersione della Browne nel mondo della poesia di Keats, iniziando nell’apatia e terminando in un appassionato coinvolgimento.

A quel tempo in cui i due innamorati si incontrarono, nel 1818, Keats aveva già trovato posto nel mondo della poesia, ma la sua carriera non lo aveva ancora messo in condizioni economiche per potere sposarsi. Ben cosciente di questo, il rapporto della Browne con keats aveva dei limiti, quindi lei aveva tentato di buttarsi in una finta ammirazione per la poesia.

Una delle più belle scene tra i due avviene in una improvvisata lezione di poesia, mentre Keats è sospettoso della Browne. Quando lei domanda una spiegazione introduttiva sul “mestiere della poesia”, Keats respinge il concetto “Il mestiere poetico è una carcassa, una farsa. Se la poesia non arriva naturalemente come le foglie ad un albero, allora è meglio che non venga affatto”.

Continuando la conversazione comunque, Fanny guadagna la fiducia di Keats e lui le offre una migliore spiegazione: “La poesia va compresa tramite i sensi. Arrivati al punto di immersione in un lago non si pensa subito a nuotare fino alla riva; bisogna restare nel lago, provare la sensazione dell’acqua. Non devi uscire dal lago. Si tratta di una esperienza al di là del pensiero. La poesia lenisce e incoraggia l'anima ad accettare il mistero ".

Da questo momento Fanny sviluppa una ossessione per la poesia – e soprattutto per i poemi di Keats- e occasionalmente recita a memoria i suoi versi. E’ attraverso Fanny che molto della poesia del film rivela se stessa, sia dalla sua memoria, che letta a lei da Keats stesso.

Tra le poesie citate nel film alcuni passi di Endymione, “Quando temo che io possa cessare di essere”, L’occhio di santa Agnese, Ode a Nightingale”, “La belle dame sans merci” e la breve poesia Bright Star, probabilmente scritta per la sua musa,

Saturday, 25 September 2010

Welcome (on this Earth)


Welcome: we can find this expression on various mat door in Calais, the french city-port, where thousands of clandestine immigrated are crowed together, looking for the way to arrive in England. This looking for a possibility will soon reveal a good utopia; french police controls are cruel and if you want to get England through the English Channel you have to put on your head a plastic bag to breathe. “Sans-papier” (Paperless) life is impossible; Bilal, a seventeen years old boy, coming from Kurdish-Iraq, understand it very soon; he is determinate to get his girlfriend in London, but he is stopped in Calais (and he was one week, during the journey form Iraq to France, bounded with the head in a black plastic bag).

Friday, 24 September 2010

Arna's children

Arna’s children (Palestine 2003) is a documentary by Juliano Mer Khamis. Yussef had a suicide attack in 2001. Israeli army killed Ashraf in 2002. Alla, the leader of a resistance group, was dead in 2003. The filmmaker realized a documentary of them when they were children, young actors, in the theatre group founded by his mother Arna. In April 2002 he came back to the refugee camp of Jenin, in order to know what’s happened to these boys he knew and loved. Juliano Mer Khamis, Arna’s (she is israeli-hebrew) and Saliba Khamis (Palestinian) son, currently is one of the most popular actors in Palestine. During the first Intifada his mom, Arna, realized an alternative educational project in the refugee camp of Jenin. While Israeli occupation destroyed the official educative program Arna would like t give back to Palestinian people what they’ve loose. Part of the theatre laboratory is the “stone theatre” the program by Juliano. Eight years after Arna’s death, five years after the end of the program, Juliano came back to Jenin camp and found the tragic story of “Arna’s children”. This documentary breaks, with tender brutality, every false contradiction. After he saw growing up, dreaming, and in some case, dying, “Arna’s childen” (just like documentary title) the spectators of this work, longer to give something to expectations, including a sort of reassuring pacifism, are forced to look in it, with wide eyes, an evidence that media would like to make dull.

Behind the dark side story of terrorism there are flesh and blood people, faces, names, family stories, hopes and fears. If there will be a recomposition or a reconciliation, it must happen looking human and humanizing on the others.


Arna’s Children (Palestina 2003) è un documentario di J.Mer Khamis. Yussef compie un attacco suicida nel 2001. Ashraf viene ucciso dall'esercito israeliano nel 2002. Alla, a capo di un gruppo di resistenti, trova la morte nel 2003. Il regista, che li ha filmati quando erano promettenti attori bambini nel gruppo teatrale fondato insieme alla madre Arna, nell'aprile del 2002 torna al campo profughi di Jenin, per capire che cosa ne è stato dei ragazzi che ha conosciuto e amato. Juliano Mer Khamis, figlio dell'ebrea israeliana Arna Mer e del palestinese Saliba Khamis, è oggi uno degli attori più famosi di Palestina-Israele. Durante la prima Intifada sua madre Arna dà vita a un programma educativo alternativo all'interno del campo profughi di Jenin.L'occupazione israeliana ha infatti distrutto il programma ufficiale e Arna intende risarcire i palestinesi del danno subito. Tra le varie attività del centro vi è lo "Stone Theatre", un laboratorio teatrale diretto da Juliano. A otto anni dalla morte della madre, cinque anni dopo la conclusione del progetto teatrale, Juliano torna nel campo di Jenin e scopre la tragica storia dei "ragazzi di Arna".Arna's Children è un documentario che spezza con tenera brutalità ogni falsa contrapposizione. Dopo aver visto crescere, sognare, e in alcuni casi morire, i "ragazzi di Arna" cui fa riferimento il titolo, spettatrici e spettatori di quest'opera che poco concede alle idee ricevute, incluse quelle veicolate da certo rassicurante pacifismo, si trovano costretti a guardare a occhi ben aperti un'evidenza che i media si accaniscono a rendere opaca: dietro la favola cupa del terrorismo suicida ci sono persone in carne e ossa, volti, nomi, storie familiari, speranze, paure. Se ricomposizione o riconciliazione ci sarà, dovrà passare da questo sguardo umano e umanizzante sull'Altro. 

here you can find the whole documentary: please play it!


Thursday, 23 September 2010

...about poetry and school

there are some exemple of teaching your own subject that helps you a lot to take the courage to trasmitt your passion for life through the subject you are involving with...
The movie "dead poet society" gave me some ideas...

"No matter what anybody tells you, words and ideas can change the world"
(qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo)


"we don't read and write poetry because it's cute. We read and write poetry because we are member of the human race. And the human race is filled with passion. And medicine, law, business, engineering, these are noble pursuits and necessary to sustain life. But poetry, beauty, romance, love these are what we stay alive for."
(Non leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perchè siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita)


"But if you listen real close, you can hear them whisper their legacy to you. Go on, lean in. Listen, you hear it? - Carpe - hear it? - Carpe, carpe diem, seize the day boys, make your lives extraordinary."
(Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete sussurrare il loro monito. Avanti, avvicinatevi. Ascoltate, lo sentite? - Carpe - lo sentite? - Carpe, carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita)


"Todd: Truth... truth is lke a blanket that always leaves your feet cold.
Keating: To hell with them, more about the blanket!
Todd: Stretch it, pull it, it will never cover any of us. Kick at it, beat at it, it will never be enough...
keating: Don't stop!
Todd: From the moment we enter crying to the moment we leave dying, it will cover just your head as you wail and cry and scream!"
(Todd: La verità è una coperta che ti lascia scoperti i piedi -risate-
Keating: No, non ci faccia caso, continui con la coperta, mi parli della coperta!
Todd: Tu la spingi, la tiri e lei non basta mai, anche se ti dibatti, non riesci a coprirti tutto...
Keating: Non si fermi
Todd: Dal momento in cui nasci piangendo al momento in cui esci morendo, ti copre solo la faccia e tu piangi e gridi e gemi)


il vecchio zio Walt


"It sound my barbaric YAWP over the rooftops of the world"
(E risuona il mio barbarico YAWP sopra i tetti del mondo)


"... that the powerful paly goes on and you may contribute a verse. What will your verse be?"
(... che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?)