Ormai, il novantanove per cento dei film che guardiamo viene dagli States. Volenti o nolenti, succhiamo il loro modo di vedere senza accorgercene, senza nemmeno avere più il gusto di preoccuparcene. Tuttavia, si possono trovare dei validi significati nascosti, dei second meanings, anche in filmetti usa e getta. Basta avere gli occhiali giusti. E’ il caso di un film di fantascienza, Gravity, chiaramente pensato e costruito per strabiliare ancora una volta lo spettatore con gli ultimi prodigi della computer graphics e i suoi speciali effetti. La storia è molto semplice: tre astronauti vengono assaliti da uno sciame di polvere o spazzatura spaziale (detriti o rimasugli di apparecchiature elettroniche disperse nello spazio da decenni) , ammazzandone due e lasciando alla deriva l’ultima, una donna. Tutto qua.