Wednesday, 25 March 2020

Lettera dalla scuola ai tempi del coronavirus


Questa è la magistrale lettera che il preside del liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha scritto a tutti gli studenti della scuola e pubblicato sul sito. Perdete qualche minuto per leggerla: è un capolavoro
AGLI STUDENTI DEL VOLTA
“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”
Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.
Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro.
La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.
Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace

Tuesday, 24 March 2020

Ordet (La Parola) di K.T.Dreyer

Ordet
Drammatico, Danimarca 1955, di K.T.Dreyer


“Il film di questa sera si intitola Ordet, che vuol dire “la parola”, il verbo. La situazione che presenta è quella del modo di vivere la fede; bisognerebbe andare a riprendere che cosa è la fede. Quello che abbiamo spiegato di quelli che seguirono Gesù, la fede era riconoscere un presenza, riconoscere uno presente, riconoscerne l’autorità, il valore, quindi, fidarsi di lui. Questo è controcorrente rispetto alla mentalità normale.

Sunday, 8 December 2019

Calendario ISI2020 "Perchè tutte le immagini portano scritto più in là"




Podemos decir, sin duda alguna, que la vida de todos nosotros es acompañada, marcada y, a veces, determinada por los encuentros con las personas y los hechos con lo cuales hemos compartido y seguimos compartiendo nuestro cotidiano. Algunos de estos son tan escurridizos o banales, otros nos guían con paterna benevolencia a lo largo de toda la vida o nos traen un sufrimiento tan grande que no logramos ver más allá; otros aún, que muchas veces duran lo que una palabra o una mirada, son los que nos haces sobresaltar en lo profundo, llevándonos a re-descubrir y a re-conocer aquella “voz del corazón”, lugar en el que percibimos, tiempo atrás, que somos amados y queridos y al cual deseamos volver y donde mi verdadero yo se redescubre en unidad con todo y con todos. Nace entonces, inevitablemente, si tomamos en serio aquel “sobresalto”, una nueva socialidad, un nuevo modo de relacionarse unos con otros, de dialogar, de estar juntos, porque en el otro vuelvo a encontrar aquella humanidad que también es la mía, que prevalece sobre cualquier mérito, simpatía, capacidad, condición económica o social.
Y bien, el calendario de ISI 2020 quiere presentar lugares y experiencias en el mundo en los que hemos tocado con mano esta nueva socialidad, misma que nos ha llevado a modificar incluso nuestro método de trabajo. De hecho, este año, las frases que acompañan las fotografías son fruto del trabajo común de muchos, recordando siempre aquella unidad que se desarrolla también dentro una diferencia de culturas, de lenguas, de tradiciones, de historias; todos buscamos la respuesta provocada por ese “sobresalto” y, ante ésta, no podemos sino dejar a un lado individualismo, diferencias, prejuicios ¡y trabajar juntos!
Nuestro calendario desea ser el producto de este trabajo común y, entonces, conscientes de esa necesidad de conmoción unos con otros, sigamos trayendo, juntos, nuestra aportación a la labor común.


Possiamo dire, senz’ombra di dubbio, che la vita di noi tutti è accompagnata, scandita e, a volte, determinata, dagli incontri con le persone e i fatti con cui abbiamo condiviso e condividiamo la nostra quotidianità. Alcuni di questi sono tanto sfuggevoli o banali, altri ci affiancano con paterna benevolenza lungo tutta la vita o ci portano tanta sofferenza da non poter quasi vedere oltre; altri ancora, che spesso hanno la durata di una parola o di uno sguardo, sono quelli che ci fanno sussultare nel profondo, portandoci a ri-scoprire e ri-conoscere quella “voce del cuore”, luogo in cui abbiamo sentito, un tempo, di essere amati e voluti e al quale desideriamo tornare e dove il mio vero io si riscopre in unità con tutto e con tutti. Nasce allora, inevitabilmente, se prendiamo sul serio quel “sussulto”, una nuova socialità, un nuovo modo di rapportarsi all’altro, di dialogare, di essere insieme, perché nell’altro ritrovo quella stessa mia umanità, che prevale su ogni merito, simpatia, capacità, condizione economica o sociale.
Ecco, il calendario di ISI 2020 vuole presentare luoghi ed esperienze nel mondo in cui abbiamo toccato con mano questa nuova socialità, la stessa che ci ha portato a modificare anche il nostro metodo di lavoro. Infatti, quest’anno, le frasi che accompagnano le fotografie sono frutto del lavoro comune di tanti, tenendo presente quell'unità che si sviluppa anche in una differenza di culture, di lingue, di tradizioni, di storie; tutti cerchiamo la risposta provocata da quel “sussulto” e davanti a questa non possiamo che mettere da parte individualismo, differenze e pregiudizi e lavorare insieme!
Il nostro calendario vuole essere il prodotto di questo lavoro comune e quindi, coscienti di questa necessità di struggimento l'uno per l'altro, cerchiamo ancora e insieme di portare il nostro contributo al lavoro comune.


Nous pouvons affirmer sans faute, que la vie de chacun de nous est accompagnée, rythmée et, de fois, déterminée par les rencontres avec des faits et des personnes avec qui nous avons partagé et nous partageons notre vie quotidienne.
Certaines rencontres sont insaisissables ou banales, d’autres nous accompagnent avec une bienveillance paternelle tout au long de notre vie, certaines nous provoquent une souffrance si grande à nous empêcher d’y voir clair, d’autres rencontres (qui ont souvent la durée d’un mot ou d’un regard) sont celles qui nous font sursauter profondément, en nous menant à redécouvrir et reconnaître cette « voix du cœur » qui est le lieu où nous avons su, une fois, d’avoir été aimés et voulus et auquel nous désirons revenir. C’est le lieu où mon « moi » authentique se découvre en unité avec toute chose et toute personne. 


Si nous prenons au sérieux ce ʺsursaut", voici que une nouvelle socialité naît : c’est une nouvelle façon de nous rapporter à l’autre, de dialoguer, d’être ensemble, car je retrouve chez l’autre la même humanité qui l’emporte sur tout mérite, sympathie, capacité, condition économique ou sociale.
Le calendrier de ISI 2020 veut présenter des lieux et des expériences qui, dans le monde, nous ont permis de toucher personnellement cette nouvelle socialité, cette même socialité nouvelle qui nous a amenés à modifier, aussi, notre méthode de travail. 
En effet, cette année, les phrases qui accompagnent les photographies sont le fruit du travail commun de nombreuses personnes. Nous avons pris en considération l’unité qui se développe aussi là où il y a une différence de culture, de langue, de traditions, d’histoires. Nous cherchons tous la réponse provoquée par ce ʺsursaut", réponse face à laquelle nous ne pouvons que mettre de côté notre individualisme, les différences et les préjugés, pour travailler ensemble !
Notre calendrier veut être le produit de ce travail commun. Conscients d’avoir besoin d’embraser notre cœur les uns dans la mémoire des autres, nous cherchons, encore et ensemble, à apporter notre contribution au travail commun. 



私たちには確かに言えることがある。私たちの人生は導かれ、しるしづけられていることを。そして時として、日常において分かち合い、今も分かち合っている出来事や人々との出会いによって人生が決定されているということを。
そのような人々や出来事は、ときに理解しがたく些細なものであったりする。また、私たちの人生において父親のような慈愛と共に存在し、あるいは出口の見えない大きな苦しみを私たちに運ぶこともある。ある人々は一言一瞥で私たちに印象を残し、大きな衝撃を与えるかもしれない。これらすべてが私たちに「心の声」を発見させ思い出させてくれる。その「声」は、私たちが愛され望まれていることを呼び覚まし、そこへ戻りたくなるのだ。それはすべての人とものごとの一致の内に、本物の私たちを見つけることができる場所である。
もちろん、私たちがその「希望」を真摯に受け止めるならば、新たな形で社会、人間関係、対話、共に生きる方法を生み出せるだろう。それは他者の中に自分自身の人間性を発見するからである。その発見は、功績、同情、能力、経済的社会的な状況などすべての問題に打ち勝つものである。
ISIカレンダー2020は、私たちが新たな方法で経験した人間性を備える場所や出来事を描写している。それは私たちに働き方を変えることを勧めてくれるものである。
写真に添えられている言葉は、私たちの心に一致を運ぶ。それは文化、言語、伝統、歴史が異なっていても、その内に発展させられるものである。私たちはみな、その「希望」によってもたらされる答えを探し求めている。個人主義、相違点、偏見を捨て共に働こう。
本カレンダーは、この共通の働きの実りになることを願う。そのため、互いに努力する必要性を意識し、共通の善を建設するために再び歩み寄ろう。



We can say without any doubt that our lives are accompanied, marked and, at times, determined by our encounters with the people and facts that have shared, and still share, our daily lives.
Some of them are elusive or insignificant; others accompany us with paternal benevolence throughout our lives, or bring us so much suffering that we cannot see a way out; still others, who may only be on our radar for the duration of a word or a glance, make us shudder deep within. All these lead us to rediscover and recognize the "voice of the heart", from which we once knew that we were loved and wanted and to which we want to return – and where our true self is found in unity with everything and with everyone.
Inevitably, if we take that "wish" seriously, we could truly create a new way of socializing, a new way of relating to the other, of engaging in dialogue, a new way of being together; because in the other I find my own humanity, which prevails over questions of merit, sympathy, ability, and economic or social circumstances.
The ISI 2020 calendar aims to present places and experiences in which we have experienced this new sociality, which has led us to change our working methods.
This year, the sentences that accompany the photographs are the result of the shared work of many, bringing to mind the unity that develops even through differences in cultures, languages, traditions, and stories. We are all looking for the answer provoked by that “wish”, and to achieve this we can only put aside individualism, differences and prejudices and work together!
Our calendar is intended to be the product of this shared work; and so, conscious of this need to strive for the benefit of one another, let us try again together to make our contribution to the common good.