Monday, 3 July 2017

The great teachers to Tonalestate 2017

proud to be barbarian!


Tra le montagne più belle del mondo, ai confini tra l’Italia e l’Austria, il Tonalestate ci invita, anche quest’anno, a passare le vacanze in sua compagnia e, all’interno di queste vacanze, a incontrare le esperienze di intellettuali, artisti, letterati, scienziati, uomini di cultura e di azione che dedicano la loro vita e i loro talenti per rendere il mondo più umano e più abitabile.
Quest’anno, il Tonalestate riesce a darci  un benefico stupore, sia per la scelta del tema, – “la ragione” – , antichissimo quasi quanto il mondo e oggi di urgente necessità (“la patologia della ragione non è stata ancora scritta” dice un noto filosofo contemporaneo), sia per la stravagante, inusuale e respirante indocilità del manifesto: un invito, al contempo laico e santo, che esce dalla voce e dai colori prorompenti e ricchi di domanda di due uomini fuori del comune, Cesare Pavese e Vincent Van Gogh, uomini dotati di insolito talento, di grande intelligenza e di vera umanità, i quali, con la loro lunga e provata pazienza, ci aprono gli occhi su molti nostri modi di vivere che non hanno senso.
Siamo d’accordo con Jean Delumeau quando afferma che “nous ne sommes pas un siècle à paradis”: quali scelte, dunque, sono ragionevoli e quali sono irragionevoli in un tempo come il nostro?  Sappiamo di non voler essere né complici né vittime di un contesto sociale che sembra muoversi con l’unico scopo di rovinarci le notti, di distruggerci i giorni e di farci vivere un innaturale isolamento, un contesto che spesso ci assorda e ci confonde. Con le immagini, la musica e gli slogan ad effetto che han preso il posto della parola e pertanto del dialogo, qualcuno o qualcosa (un tempo, si diceva “il sistema”) ci spinge a starcene a casa nostra, a coltivare un tipo speciale di miseria e di orticello; ci spinge a forme di protesta che si sa che son perdenti in partenza;  ci spinge a diffidare dell’altro e degli altri; ci spinge ad avere un profondissimo rispetto per l’indifferenza; ci spinge a discutere su questioni che niente hanno a che vedere col bene comune e persino ci obbliga a batterci per una patria che non è la nostra. In che modo potremo non essere né vittime né complici di un sistema tanto lontano da quel paradiso cui il cuore di ogni uomo anela magari senza saperlo?
Che tipo di “barbaro” saprà far crollare il potere incalcolabile delle nefaste corporazioni (e dei governi purtroppo loro solidi alleati) che decidono chi deve soffrire e chi no, chi deve mangiare e chi no, chi deve soccombere ai bombardamenti e chi invece deve cercare di vincere la noia costi quel che costi? Che tipo di barbaro saprà consolare il disagio profondo di chi è obbligato a migrare non certo per turismo ma nella speranza di incontrare pane, pace e lavoro? Il Tonalestate, nel suo manifesto, alza un inno di ringraziamento a questo sconosciuto “barbaro” che non vive come un bruto. Lo fa per tante ragioni, tutte da scoprire insieme. E vuole anche, in questo modo, rendere omaggio a un bellissimo giornale, dal titolo appunto “Il barbaro”, che il professor Giovanni Riva fondò molti anni fa, anticipando così quel feel the bern che seppe allietarci e ci allieta con la sua operativa e incrollabile speranza.





Monday, 8 May 2017

La Rondine - TGT pubblicazione #2 (Italy)

L’occasione, tremenda al punto da metterci in movimento e da farci uscire dalle nostre case per recarci là dove ne erano rimaste poche, è stata quella del terremoto che, nel settembre del 1997, ha colpito Umbria e Marche. L’amicizia nata dall’incontro con la gente di un piccolo paese di Foligno, Casenove, colpito dal sisma, ci ha permesso di vivere insieme, dal gennaio a maggio 1998, nella condivisione di uno stesso bisogno: desiderare di essere uomini in ogni circostanza della vita, assicurando la speranza di compimento non nella vana e provvisoria ricerca di ciò che si può avere, ma nella de nitiva maturazione del nostro essere più vero che, in una compagnia tra uomini, riconosce la comune origine da Altro e la strada verso un destino di felicità. Questa pubblicazione raccoglie e vuole far memoria di un progetto che si è realizzato proprio in quelle terre e che ha coinvolto direttamente i bambini e le famiglie della Val Menotre, che da Foligno sale sulla montagna fino al confine con le Marche.
L’infanzia di chi ci è contemporaneo ci riguarda soprattutto quando le condizioni esterne rischiano di comprometterne la vita, la crescita, la compagnia umana e tutta quella concreta realtà che offre al bambino il luogo della sua avventura e del suo sviluppo: quando gli vengono meno la casa, la stanza dove gioca e legge, il paese con i suoi solidi punti di riferimento, la scuola, la chiesa, l’edicola, la piazza, allora il bambino è solo e si impaurisce. E ha bisogno che attorno a lui si ricrei quello spazio, quei segni che gli sono proposta, amicizia, solidità fondata sui rapporti prima che sulle cose. Nei giorni successivi al terremoto, alcune persone di Reggio Emilia, coordinate da Giuliano Romani, si sono recate nei territori colpiti per offrire la disponibilità di un aiuto concreto ai bisogni delle persone. Lì, hanno incontrato Don Giuseppe Scandurra e, da questo incontro, è nata l’idea di un doposcuola che ogni giorno “togliesse” i bambini dalle condizioni precarie in cui la perdita della loro casa li costringeva, che permettesse loro di fare un’esperienza di comunità, di scuola, un’esperienza educativa come se fossero a casa loro. Nei primissimi giorni di gennaio del 1998, un primo gruppo di volontari è partito da Reggio Emilia alla volta di Casenove. E, da quel momento, no alla ne di maggio, molte persone si sono

avvicendate nell’attività del doposcuola: studenti universitari, colleghi di lavoro, studenti delle scuole superiori. Ogni giorno il doposcuola ha accolto una trentina di bambini dai 6 ai 10 anni provenienti dai vicini paesi della valle. Un gruppo di educatori della Compagnia ha redatto un progetto didattico-educativo che ha dato origine e ha accompagnato il lavoro che a Casenove si è realizzato. Questa pubblicazione raccoglie il testo di tale progetto educativo, che si ispira ai testi del professor Giovanni Riva; il giornalino, in cui sono raccolti i contributi dei bambini del doposcuola e il racconto di alcuni incontri speciali avvenuti durante il periodo della attività, e alcune foto dell’esperienza.